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PITTURA
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Cherubino Alberti

Il pittore e incisore Cherubino Zaccaria Mattia Alberti nasce il 24 febbraio 1553 a Sansepolcro. Dopo avere studiato disegno e pittura, la sua prima fase creativa è caratterizzata dalla calcografia. Non sappiamo di chi è allievo, tuttavia il suo stile è affine a quello di Agostino Carracci e di Cornelis Cort. È solo a partire dalla fine del secolo che l’artista inizia a dedicarsi alla pittura, realizzando quasi esclusivamente affreschi; in particolare, inizia il primo lavoro pittorico il 30 luglio 1578 a Roma, dove giunge insieme al padre in seguito alla chiamata del cardinale Filippo Boncompagni.
Successivamente, lo ritroviamo attivo a Perugia e anche nella cittadina di origine, Sansepolcro, dove nel 1588 lavora insieme al padre e al fratello per conto di Ippolito di Girolamo Gherardi alla decorazione della volta di una sala del suo palazzo. Di certo, qui Cherubino affresca "Le quattro stagioni", che sono completate nello stesso 1588. Una volta tornato a Perugia, accetta l’invito di Ferdinando I de’ Medici (1549 – 1609) a Firenze per realizzare i dipinti in occasione delle imminenti nozze con Maria Cristina di Lorena.
Nel 1593 il pittore toscano è tra i promotori del restauro dell’Accademia di S. Luca a Roma. Tra il 1594-’95 abbozza la parte decorativa della Galleria Farnese.
Nel 1595 Cherubino e il fratello ricevono da Papa Clemente VIII (1592 – 1605) l’incarico di decorare le pareti e la volta della Sala Clementina. Nel corso di tale opera, l’artista viene condannato a morte per omicidio, ma ottiene un salvacondotto di sei mesi da parte del Papa per proseguire i lavori, dopo la conclusione dei quali, nell’agosto del 1598, rimane impunito.
Nel 1607, per conto del cardinale Alfonso Visconti (1552 – 1608), l’Alberti realizza gli affreschi, oggi perduti, nel Palazzo Visconti a Frascati. Negli ultimi anni di vita, sembra che l’artista abbia trascurato sia la calcografia sia la pittura per dedicarsi alla costruzione di strumenti bellici.
La maggior parte delle sue oltre 200 incisioni, realizzate tra il 1568 e il 1612, sono copie di opere di Michelangelo, Raffaello, Andrea del Sarto, Polidoro da Caravaggio, degli Zuccari, di Rosso Fiorentino, Pellegrino Tibaldi e altri. Spesso le firma semplicemente con la sigla CAB (Cherubinus Albertus Burgensis). Ricorrendo all’arte incisoria, Cherubino ritrae inoltre i papi Gregorio XIII, Sisto V (1585) e Urbano VII (1590) nonché re Enrico IV di Francia (1595). Meritano attenzione anche le incisioni che riproducono gli affreschi monocromi, purtroppo non pervenuti ai giorni nostri, che erano stati realizzati da Polidoro da Caravaggio (1499 – 1543) sulle facciate di alcuni palazzi romani e non solo.
Cherubino Alberti muore il 18 ottobre 1615 a Roma ed è sepolto nella tomba di famiglia nella Chiesa di Santa Maria del Popolo.